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CENTRO STUDI ECONOMICO E DI MERCATI AZIONARI  PER INVESTITORI E OPERATORI FINANZIARI

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Servizi  Centro Studi Borsa

 

- Indici di borsa - Gestire investimenti richiede affidarsi ai migliori. Un  servizio informativo   diretto a investitori privati e risparmiatori 

 

 

• Rapporti e studi

 

- Studi previsionali settoriali e  aziendali - Valutazioni di aziende per acquirenti e venditori.   

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La prestazione riporta Il rendimento totale quale   somma dell'indice prezzi azionari e di quello dividendi cumulati.   

dati aggiornati al 30-12-19

Studio8-1
Studio8-2
StudioItalia
StudioB

(nota: i prezzi azionari sono in blu - dividendi in giallo)

cliccare per ingrandire

Le liste di portafoglio   sono gestioni replicabili per mezzo di notiziari informativi e non sono strumenti finanziari e non richiedono   deposito di soldi in conto investimenti. I grafici e tabelle riportano le prestazioni ottenibili da un utente che replica gli indici in base ai rapporti che riceve in abbonamento con istruzioni di compravendite ogni 10 giorni secondo un calendario prestabilito.

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Commentario Borsa Italiana al 20.1.20

L'indice MIB ha chiuso il 20-1-20 ( ore 13.00 circa.) a 24.079 in ribasso di 161 punti ovvero del -0,67% rispetto a 10 giorni prima. Una prestazione nei limiti previsti verso il margine basso del 50% di probabilità. Una situazione che conferma una relativa tenuta dei prezzi gia anticipata in scorsi rapporti. La proiezione a 20/30 giorni, in assenza di fatti imprevisti, vede un indice mediamente stabile a quota 24.080 con un margine di probabilità all'80% di +/- 570 punti. A stime di questo centro studi i prezzi azionari sono oggi abbastanza sui loro valori teorici, fermo stando le previsioni di crescita aziendali per il 2020.

nota: Le proiezioni indicano  uno scenario possibile, in assenza di fatti imprevisti, secondo quanto l'indice ha mostrato nei mesi precedenti.

(elaborazioni studioeconomia)

Prossimo rapporto : 31-1-20     -           vai a archivio -->

Indici e rendimenti al 30-12-19

Indice MIB all shares
Rendimenti medi

L'indice generale di borsa indica una prestazione tendenzialmente statica anche se volatile nel  medio-lungo periodo.  Ne consegue, che per chi vuole mantenere un portafoglio italiano, necessariamente si consiglia  ricorrere a  strumenti finanziari. Un investimento in un fondo anche fa, purche' sia selezionato con competenza: Esiste  l' indice di borsa, uno strumento  che presenta ottime convenienze sia nei costi ( poco piu' di 100 euro mensili)  che nella piena  disponibilita'  dei propri investimenti, nella semplicita' operativa   e che puo' offire  maggiori prospettive di crescita di valore azionario della media generale.

 Cliccare per ingrandire. (elaborazioni studioeconomia su dati ufficiali societa')

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I tassi italiani sono decisamente sopra le media europea e lo spread cresce.  Il motivo è da trovarsi  nell'alta offerta di  titoli di stato poichè  l'alto fabbisogno statale.

(Elaborazioni studioeconomia su proiezioni  dati OECD)

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Settore immobiliare - prezzi e locazioni
Rendimenti immobiliari

(elaborazioni e proiezioni  studioeconomia - cliccare per ingrandire)

Le quotazioni immobiliari per  il 2018  registrano  una flessione dello 0,4% un linea con le previsioni facendo lievemente meglio per circa lo 0,33%.  La situazione di staticita' del mercato immobiliare dipende molto sia dalla tassazione sulla casa che dalla stabilita' degli affitti. Questi ultimi di fatto mostrano crescita minima a livello nazionale del 0,2% che si prevede proseguire nel biennio a venire per  una ripresa sotto le attese.  

Quotazioni immobiliari grandi città

I dati per il 2018 non hanno deluso le attese per le città settentrionali; per il centro sud le quotazioni hanno fatto poco peggio del previsto con prezzi quasi stabili per Napoli  mentre per Roma la prestazione  e' stata sotto le attese   con un calo del 2,4% su base annua.  Nell'insieme le quotazioni, fatto salvo per Roma, sono state con prestazioni poco meglio della media nazionale.  Il divario sembra si andra' a mantenere per il 2019 con modesti  cali tra 1 e il 2% per il centro sud e stabilita' per Milano e Torino.

 (elaborazioni e proiezioni: Studioeconomia  su  dati  Agenzia territorio)

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• L'illusione ideologica

In accordo con la questione ideologica tra capitale e lavoro, la ideologia comunista afferma che la classe imprenditoriale, detenendo la proprieta' dei mezzi di produzione, decide in azienda. Dice che poiche' allo stesso tempo e' mossa da ragioni di profitto, ne consegue necessariamente metterà il proprio interesse sopra a quello del lavoro. In considerazione che ogni lira che si leva al lavoro va giocoforza all'imprenditore, la conclusione e' che il capitale sfrutta il lavoro e l'imprenditore si accaparra utili del lavoro in eccesso del dovuto per istinto naturale.  Se si guarda come funziona l'azienda, quando i soldi entrano, cio' avviene perche' si vende un prodotto e per cui innanzitutto bisogna inquadrare il tutto che c'e' un pagatore che e' l'acquirente e quindi un terzo, non parte in questa causa tra fattori di produzione, che paga. La questione ideologica nasce quindi in po "sconcia" gia di partenza, all'ombra della scelta di un consumatore. Dice l'ideologo socialista, il lavoro deve avere una fetta maggiore di questo ricavato ma la contestazione non sembra partire dal piede giusto. Il ricavo da una vendita contiene già tutte le retribuzioni pattuite, cioe' copertura dei costi di materie prime, lavorazioni, lavoro e capitale, secondo contratti in essere. Il rapporto tra azienda e lavoro e' poi regolato da un contratto tra i due.  Per cui, nel rispetto delle leggi, anche se vero che il capitale , come d'altra parte il lavoro, sono agenti che sono mossi da motivi di profitto o utili, quando i soldi entrano non puo' l'imprenditore discriminare quanto va al lavoro e quanto va al capitale. Dovra ' egli pagare i lavoratori al salario pattuito indipendentemente da quanto incassa. Ad esempio se le vendite scendono , questi deve pagare il lavoro a prescindere se l'azienda fa profitto.  In terzo luogo, ammesso che il capitale con i patti in essere guadagni margini oltre la naturale remunerazione del capitale, come afferma l'ideologia all'origine dello sfruttamento, portera' l'imprenditore a assumere piu' lavoro non meno, ad ampliare i suoi impianti, situazione per cui necessariamente la forza lavoro nel suo insieme non potra' che giovarsi; il tutto che mettera' una pressione anche sui salari con effetti positivi anche in termini di reddito individuale. Quindi piu' assunti a maggiori salari.  Questa visione di un profitto e di un capitale dannoso all'egualitarismo e' una visione bucolica di vita socioeconomica che non trova riscontro pratico e materiale negli attuali sistemi di produzione industriali. Il profitto e' un elemento irrinunciabile nel patto di produzione ed Il capitale e' quella essenziale componente della azienda che serve tutti.  In effetti alla origine, vi sono i precetti di economia e di propensione al guadagno che presi individualmente possono deviare l'analisi suggerendo diseguale distribuzione ma che si dovrebbe capire che nei fatti l'imprenditore, per trarre il massimo profitto non potra' che trarre il massimo il prodotto congiunto dei due, e quindi anche del lavoro, noto come valore aggiunto. Nel contesto delle leggi, la garanzia di benessere per il lavoro sara' sempre garantita, piuttosto, dalla rimozione di privilegi e favoritismi, ad esempio discriminazioni su base di sesso,  stato civile e religione, da una efficiente informazione tra aziende e lavoro nelle assunzioni, e, perche' no da contrattualita' e remunerazioni libere anziché collettive, terreni su cui le leggi e l'attivita' sindacale devono organizzarsi.

( Gennaio 2020)

 

• Gestioni azionarie e gestioni immobiliari

Dal punto di vista operativo, una gestione azionaria e una immobiliare sono prodotti abbastanza diversi. Una gestione immobiliare è il risultato del fatto che ciascun bene oggetto di gestione e' unico e richiede personalizzata amministrazione. Per cui, un appartamento in zona centrale cittadina residenziale si distingue da un altro anche se nella stessa zona e tipologia, sia dal punto di vista delle operazioni di gestione della locazione che da quello realizzi e acquisti. Il gestore immobiliare deve misurarsi con un mercato a se stante per ciascun bene immobile che amministra. Questo quindi richiede una gestione diretta.  Il bene immobile, poi, è caratterizzato da taglio medio alto in termini di valore, per cui non e' realizzabile l'accesso a una gestione da parte di un risparmiatore con apprezzabile riduzione rischio che dispone cifre inferiori di un valore medio immobiliare, tipicamente qualche centinaio di migliaia di euro. Per cui l'investimento in un fondo comune assicura l'accesso a una gestione collettiva unica anche a chi investe cifre minori.  Andando al mercato azionario, questo e' sostanzialmente una specie diversa. Prima di tutto lo strumento di investimento non e' specifico ma standardizzato e diviso in azioni di taglio di valore irrisorio rispetto a un risparmio medio nell'ordine di qualche euro ciascuna. Quindi e' di facile accesso a ogni tipo di tasca di risparmiatore.  Per la parte operativa, l'attivita' e' condotta tramite intermediari che consentono ormai un servizio compravendita a costi contenuti e di facile accesso con negoziazioni titoli ormai telematiche. Per cui ogni individuo puo' gestire il proprio patrimonio da una scrivania con semplici ordini di acquisto, cio' sempre che l'intermediario sia puntale nei rendiconti e nei costi, fatto che e' garantito dalle leggi ( e' sempre buona norma vigilare bene sui propri estratti conto sia i costi di transazione che gli accrediti da vendite e da dividendi corrispondano a quelli effettivi)  La disponibilita' di beni strumenti di investimento azionari e' si ampia e divisa in numerose societa' ma, catalogata in listini, e' rapportabile ad un formato espositivo comune consultabile senza una presenza fisica in ciascuna azienda, per mezzo di bilanci contabili finanziarie accedibili tramite strumenti IT.  La gestione mobiliare, tuttavia, dall'altro canto, a differenza di quella immobiliare, che pure e' soggetta a variare, è molto piu' volatile e' aperta a un rischio molto maggiore e l'analisi non e' sempre facile e intuitiva. A differenza degli immobili per cui le locazioni hanno corsi abbastanza costanti nel tempo, aziende che oggi fanno utili domani sono in perdita per cui i prezzi cambiano repentinamente causando bruschi capovolgimenti finanziari che tutti sanno e spesso anche prima ancora che tali perdite vengono ai conti ufficiali.  Ne consegue da cio' che la gestione azionaria si deve dotare di una ricerca economico -finanziaria qualitativa che richiede unita' di studio specializzate, caratterizzate da economie di scala nella analitica e nelle metodologie quantitative applicate.  In conclusione, la accessibilità a una  gestione azionaria risiede, prima tra tutte, in una   evoluta ricerca delle societa' listate e dei relativi mercati.

( Dicembre 2019)

• Credito - Una possibile  misura  per la credibilità del sistema  creditizio

Recentemente la banca d'Italia ha approvato, su direttive europee, delle misure  per controllare il flusso dei prelievi di contante dalle banche; una misura  che si collega a quella attivita' per prevenire ritiri di contanti dei depositanti che evidentemente, questo studio ritiene,  si  prevede in relazione alle prestazioni delle banche recentemente esposte da larga frazione dei crediti deteriorati ( prestiti in essere) verso il pubblico e le imprese.  A prevenire perdite e tutelare il sistema  vi sarebbero, tuttavia,  misure piu' idonee quali quelle di  prevenire prima di tutto che le banche incontrino siffatte perdite nella direzione di migliorare la qualita' della gestione dei prestiti.  I crediti deteriorati sono delle giacenze di crediti bancari cumulati in decenni che le banche nascondevano e minimizzavano non lasciando trasparire dai conti la effettiva situazione di insolvenza di debitori. Quando sono arrivati alla superficie delle cronache è emerso che delle masse di denaro notevoli, per quanto riguarda l'italia crca 1/4 del PIL nazionale, erano a rischio di perdita, che hanno riguardato praticamente tutte le banche chi piu' chi meno.  Questa situazione si è verificata non solo in Italia ma ovunque nei paesi occidentali. Per cui riguarda il sistema bancario internazionale per se.  La crisi del credito iniziava negli USA gia da prima della crisi del 2008 e in Inghilterra dove le perdite si registrarono piu' del doppio di quelle italiane ( 500 miliardi di sterline) e negli USA il triplo degli inglesi. In Italia la commissione parlamentare di inchiesta alla camera sembra aver stabilito che i crediti deteriorati fossero responsabili principalmente le imprese e, secondariamente, le famiglie private. In secondo luogo che, fattore comune, della situazione sarebbero responsabili le banche dovuto a leggerezze nelle pratiche di affidamento dei fidi e prestiti in fase di istruttoria per cui si prestava soldi a aziende in situazione di solvibilita' precaria.  Il primo interesse che conta quando si amministra il denaro di terzi e' quello dei titolari dei depositi che, fidandosi della reputazione del sistema, si vedono questi istituti fare un uso sregolato e magari fazioso del proprio denaro che questi casi mostrano va a aziende di poca reputazione e va perso. Senza meno quindi una azione di ordine e di legge deve tutelare meglio il risparmio dei depositanti.  Indubbiamente una misura ideale legislativa dovrebbe puntare a minimizzare questa pratica di affidare prestiti senza le dovute verifiche patrimoniali, misura quanto mai di ampio raggio che spazia dalle normative sulle concessioni prestiti alle verifiche di controllo sugli istituti.  Tuttavia, una direzione normativa ideale dovrebbe poter puntare a chiedere alle banche maggiori riserve per far fronte a potenziali perdite. Sia per quanto riguarda i risparmiatori che devono essere indennizzati in caso di insolvenze, sia per far fronte a ridurre il rischio default sui prestiti. ( quindi fare meno prestiti selezionando  i migliori richiedenti) che a ridurre il rischio panico.  Per comprendere questo aspetto si puo' fare un raffronto tra banca di deposito, come sono tutte le banche in commercio, e la societa' autonoma di finanziamenti. Il finanziatore privato, quando presta i soldi deve giocoforza cancellare dall'attivo le sue giacenze; cio' per il semplice motivo che quei soldi non li ha piu'. Non puo' piu' andare a fare impieghi con i soldi che ha prestato. Nella banca, invece, il possessore dei soldi non e' la banca ma il privato depositante il quale reclama tutti i soldi sempre per l'intero ammontare dei depositi. Per cui ne deriva che una banca in questi anni ha su ogni 100 euro di depositi, 90 euro di prestiti ma mai puo' andare dai correntisti a chiedergli di far fronte ai prestiti in default se i prestiti vanno in malora.  Per cui se supera quota 10% di sofferenze gia non ha i mezzi per coprire tutti i depositanti. Cio' per non parlare che dei rimanenti 90, sono tutti imprestati e non ne dispone comunque nell'immediato.  Per cio' una politica che fa qualcosa necessariamente contro il panico  deve essere, aut alia quella di aumentare le riserve obbligatorie delle banche. A conti fatti, in una economia di reputazione, tale limite dovrebbe essere del 50%. Per cui per ogni 100 di depositi , la banca presta 50 ed il resto li accantona a rischio.  Chissa' se la banca europea che dirige ormai il sistema bancario europeo, non arrivi a avviare una politica  per aumentare le riserve obbligatorie delle banche che darebbe credibilita' al sistema e garanzie ai depositanti piu' di quanto non faccia uno sconveniente limite ai risparmiatori a ritirare contante dai propri conti.

(Novembre 19)

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