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CENTRO STUDI ECONOMICO E DI MERCATI AZIONARI  PER INVESTITORI E OPERATORI FINANZIARI

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PRODOTTI E SERVIZI

 

Servizi  Centro Studi Borsa

 

- Indici di borsa - Gestire investimenti richiede affidarsi ai migliori. Un  servizio informativo   diretto a investitori privati e risparmiatori   --->vai alla pagina 

 

 

• Rapporti e studi

 

- Studi previsionali settoriali e  aziendali - Valutazioni di aziende per acquirenti e venditori.    ---->vai alla pagina

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• Prestazione storica di rendimenti e prezzi  delle liste Studioeconomia

La prestazione riporta Il rendimento totale quale   somma dell'indice prezzi azionari e di quello dividendi cumulati.   

dati aggiornati al 11-11-19

Studio8-1
Studio8-2
StudioItalia
Studio B

(nota: i prezzi azionari sono in blu - dividendi in giallo)

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Le liste di portafoglio   sono gestioni replicabili per mezzo di notiziari informativi e non sono strumenti finanziari e non richiedono   deposito di soldi in conto investimenti. I grafici e tabelle riportano le prestazioni ottenibili da un utente che replica gli indici in base ai rapporti che riceve in abbonamento.

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MERCATI AZIONARI ITALIA  - RENDIMENTI E PREZZI

Commentario Borsa Italiana al 20.11.19.

L'indice MIB ha chiuso il 20-11 ( ore 13.00 circa.) a 23.275 in ribasso di 154 punti ovvero del 0,66% rispetto a 10 giorni prima. Una prestazione che e' andata abbastanza secondo delle attese confermando una tendenza stabile nel contesto di una buona tenuta dei prezzi di medio periodo. La proiezione a 20/30 giorni, in assenza di fatti imprevisti, vede un indice stabile a 23180 con un margine di probabilità. Al 80% di +/- 680 punti. La congiuntura favorevole di medio lungo periodo positiva trova conferma nei risultati societari recentemente pubblicati al 30-9 che mostrano una tendenza positiva degli utili che anzi, secondo un campione societa', una sorpresa media,positiva sotto il 5 % per una crescita media utili per l'anno del12/13%.

nota: Le proiezioni indicano  uno scenario possibile in assenza di fatti imprevisti fermo stando quanto l'indice ha mostrato nei mesi precedenti.

(elaborazioni studioeconomia)

Prossimo rapporto : 29-11-19     -           vai a archivio -->

Indice MIB
Rendimenti

  Anche se i rendimenti si tengono abbastanza alti, l'indice generale di borsa indica una prestazione tendenzialmente statica anche se volatile nel  medio-lungo periodo.  Ne consegue, che per chi vuole mantenere un portafoglio italiano, necessariamente si consiglia  ricorrere a  strumenti finanziari. Un investimento in un fondo anche fa, purche' sia selezionato con competenza: Esiste  l' indice di borsa, uno strumento  che presenta ottime convenienze sia nei costi ( poco piu' di 100 euro mensili)  che nella piena  disponibilita'  dei propri investimenti, nella semplicita' operativa   e che puo' offire  maggiori prospettive di crescita di valore azionario della media generale.

 Cliccare per ingrandire. (elaborazioni studioeconomia su dati ufficiali societa')

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TASSI DI INTERESSE

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I tassi italiani sono decisamente sopra le media europea e lo spread cresce.  Il motivo è da trovarsi  nell'alta offerta di  titoli di stato poichè  l'alto fabbisogno statale.

Elaborazioni studioeconomia su proiezioni  dati OECD

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SETTORE IMMOBILIARE

Settore immobiliare - prezzi e locazioni
Rendimenti immobiliari

(elaborazioni e proiezioni  studioeconomia)

Settore immobiliare caratterizzato da staticita', sia di   prezzi, in lieve calo, che di locazioni, in lieve aumento e una ripresa sotto le attese.  

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TEMI

• Credito - Una possibile  misura  per la credibilità del sistema  creditizio

Recentemente la banca d'Italia ha approvato delle direttive per controllare il flusso dei prelievi di contante dalle banche; una misura  che si collega a quella attivita' per prevenire larghi ritiri di contanti dei depositanti che evidentemente l'istituto prevede in relazione alle prestazioni delle banche recentemente esposte da larga frazione dei crediti deteriorati ( prestiti in essere) verso il pubblico e le imprese.  Vi sarebbero, tuttavia,  misure piu' idonee a prevenire prima di tutto che le banche incontrino siffatte perdite nella direzione di migliorare la qualita' della gestione dei prestiti.  I crediti deteriorati sono delle giacenze di crediti bancari cumulati in decenni che le banche nascondevano e minimizzavano non lasciando trasparire dai conti la effettiva situazione di insolvenza di debitori Quando sono arrivati alla superficie delle cronache è emerso che delle masse di denaro notevoli, per quanto riguarda l'italia crca 1/4 del PIL nazionale, erano a rischio di perdita, che hanno riguardato praticamente tutte le banche chi piu' chi meno.  Questa situazione si è verificata non solo in Italia ma ovunque nei paesi occidentali. Per cui riguarda il sistema bancario internazionale per se.  La crisi del credito iniziava negli USA gia da prima della crisi del 2008 e in Inghilterra dove le perdite si registrarono piu' del doppio di quelle italiane ( 1000 miliardi di sterline) e negli USA il triplo degli inglesi. In Italia la commissione parlamentare di inchiesta alla camera sembra aver stabilito che i crediti deteriorati fossero responsabili principalmente le imprese e, secondariamente, le famiglie private. In secondo luogo che, fattore comune, della situazione sarebbero responsabili le banche dovuto a leggerezze nelle pratiche di affidamento dei fidi e prestiti in fase di istruttoria per cui si prestava soldi a aziende in situazione di solvibilita' precaria.  Il primo interesse che conta quando si amministra il denaro di terzi e' quello dei titolari dei depositi che, fidandosi della reputazione del sistema, si vedono questi istituti fare un uso sregolato e magari fazioso del proprio denaro che questi casi mostrano va a aziende di poca reputazione e va perso. Senza meno quindi una azione di ordine e di legge deve tutelare meglio il risparmio dei depositanti.  Indubbiamente una misura ideale legislativa dovrebbe puntare a minimizzare questa pratica di affidare prestiti senza le dovute verifiche patrimoniali, misura quanto mai di ampio raggio che spazia dalle normative sulle concessioni prestiti alle verifiche di controllo sugli istituti.  Tuttavia, una direzione normativa ideale dovrebbe poter puntare a chiedere alle banche maggiori riserve per far fronte a potenziali perdite. Sia per quanto riguarda i risparmiatori che devono essere indennizzati in caso di insolvenze, sia per far fronte a ridurre il rischio default sui prestiti. ( quindi fare meno prestiti selezionando  i migliori richiedenti) che a ridurre il rischio panico.  Per comprendere questo aspetto si puo' fare un raffronto tra banca di deposito, come sono tutte le banche in commercio, e la societa' autonoma di finanziamenti. Il finanziatore privato, quando presta i soldi deve giocoforza cancellare dall'attivo le sue giacenze; cio' per il semplice motivo che quei soldi non li ha piu'. Non puo' piu' andare a fare impieghi con i soldi che ha prestato. Nella banca, invece, il possessore dei soldi non e' la banca ma il privato depositante il quale reclama tutti i soldi sempre per l'intero ammontare dei depositi. Per cui ne deriva che una banca in questi anni ha su ogni 100 euro di depositi, 90 euro di prestiti ma mai puo' andare dai correntisti a chiedergli di far fronte ai prestiti in default se i prestiti vanno in malora.  Per cui se supera quota 10% di sofferenze gia non ha i mezzi per coprire tutti i depositanti. Cio' per non parlare che dei rimanenti 90, sono tutti imprestati e non ne dispone comunque nell'immediato.  Per cio' una politica che fa qualcosa necessariamente deve essere quella di aumentare le riserve obbligatorie delle banche. A conti fatti, in una economia di reputazione, tale limite dovrebbe essere del 50%. Per cui per ogni 100 di depositi , la banca presta 50 ed il resto li accantona a rischio.

Chissa' se la banca europea che dirige ormai il sistema bancario europeo non arrivi a avviare una politica, necessariamente graduale, per aumentare le riserve obbligatorie delle banche che darebbe credibilita' al sistema e garanzie ai depositanti piu' di quanto non faccia uno sconveniente limite ai risparmiatori a ritirare contante dai propri conti.

(Novembre 19)

• Energia - La controversa  politica nucleare iraniana

Sale ancora alla ribalta la questione sull'uso del nucleare per questa nazione mediorientale. La questione e' meno intuitiva di quanto si legge dalle notizie e con dei risvolti economici che non hanno il dovuto rilievo.  L'energia nucleare costituisce un concorrente rispetto a quella a produzione petrolifera. Per cui necessariamente un successo dell'energia nucleare avrebbe impatto sui conti delle economie dei produttori di petrolio. Molte delle campagne che si sono sentite contro l'Iran potrebbero essere piu' dettate da motivi di difesa di questi interessi petroliferi che il risultato di reali minacce all'ordine e stabilita' mondiale. D'altra parte la tecnica di certe nazioni quando si deve difendere interessi economici capitalisti-colonialisti non e' una eccellente e questo si sa. Nel caso del nucleare si demonizza una tecnologia, tra l'altro di concezione italiana, che minaccia gli assetti della oligarchia dei produttori del greggio.  L'Iran e' anche un primario produttore di petrolio. Si dovrebbe quindi invece lodare questa politica che promuove la energia nucleare proprio da un paese che e' produttore di petrolio, con la quale si distanzia da questi approcci.  Gli esperimenti francesi che hanno praticamente nazionalizzato la produzione di energia con centrali nucleari mostra che i rischi dalla produzione del nucleare sono abbastanza contenuti di per se e  piani di queste nazioni che seguono programmi energetici nucleari e di altre fonti quali centrali ad idrogeno, andrebbero piuttosto incoraggiati. Il tutto cade in uno scenario che ben si sa queste risorse petrolifere alla fine sono limitate ed alcune di queste nazioni produttrici sono già verso l'esaurimento e  pensano al dopo.

(Ottobre 19)

• Teoria economica - Tavole input/output

Le tavole input/output sono dei prospetti riassuntivi di flussi di produzione tra vari settori dell'economia. Da una parte mostrano quanto ciascuna industria produce verso altri settori detto flusso di output, e dall'altra in che misura ciascuna industria acquista dagli stessi settori come beni intermedi , detto flusso input. La tavola e' costituita da due parti, la prima che riguarda i prodotti intermedi, e quindi passaggi di produzione di industrie e servizi tra loro, e una seconda il flusso di prodotti verso il consumo finale ai settori istituzionali ( mercati, stato, investimenti, export). AI fini di comprendere la dinamica tra industrie, si piega questa ipotesi elementare. Supponiamo esiste 1 solo settore di produzione, metalli lavorati. Una industria che estrae metalli e li processa in prodotti finiti. Dall'altra vi e' un solo acquirente , lo stato, che compra il prodotto finale.  Supponiamo che la industria produce 100.000 euro di metalli.  La sezione prodotti intermedi riportera' 1 sola industria e il settore istituzionale, 1 solo acquirente lo stato. Si avra' in breve una sola voce :

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La industria vende 100.000 allo stato che costituira' sia il prodotto totale, che il valore aggiunto totale. Supponiamo ora che la industria a seguito di specializzazione si sdoppia per cui una parte costituira' industria estrattiva, ed una seconda industria manifattura di prodotti in metallo. Le caselle in grigio rappresentano il nodo di scambi di ciascuna industria con se stessa.  La industria estrattiva, leggendo per colonna, estrae prodotti per 50.000 euro dal suolo  che vendera' ,  leggendo per riga, come prodotto intermedio alla industria   manifatturiera. Quest'ultima acquistera' 50.000 dalla industria estrattiva   e vendera' per 100.000 allo stato. Per cui si avra' :

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La produzione complessiva della nazione aumenta da 100.000 su una industria, a 150.000 su due industrie. il settore consumo, costituito dallo stato, ricevera' lo stessa quantita' di 100.000 , il valore aggiunto.  Questo riepiloga in termini semplici il rapporto tra consumi finali o valore aggiunto per una economia e valore della produzione. SI puo' notare che le stesse industrie sono riportate negli assi sia orizzontale che verticale.  Ora supponiamo che fermo stando la stessa struttura di industria, la industria metallifera, costituita da una sola azienda si divide in due aziende che si passano tra loro stadi intermedi di produzione. La casella nodo ripotera' lo scambio di beni intermedi in ciascuna industria.

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dopo questa ulteriore specializzazione, la industria estrattiva sara' nella stessa condizione esportando a quella manifatturiera 50.000 in metalli grezzi, la quale ora si dividera' parte della lavorazione tra due aziende, per cui il settore manifatturiero fornira' 25.000 a se stesso e 100.000 allo stato; avra' input per complessivi 75.000 da industria estrattiva ( 50.000) e da se stesso (25.000). Fermo stando tutto cio' le aziende produrranno un totale di 175.000 con consumo finale di 100.000 allo stato che sara' il valore aggiunto. Per cui dopo questo passaggio via sara' una maggiore discrepanza tra prodotto complessivo ora diviso tra 3 aziende in 2 settori, e prodotto utile o valore aggiunto finale.

La differenza tra prodotto totale e prodotto aggiunto riflette lo stato di lavorazioni intermedie che vengono contate piu' volte nei passaggi di produzione  tra aziende.

  La economia del'input/output costituisce una branca dell'economia applicata con molteplici impieghi, dallo studio della composizione di sistemi produttivi di una economia, ad applicazioni pratiche empiriche su mercati di singoli prodotti e beni;  ad esempio dei componenti della domanda di una industria.  Le tavole input/output delle principali economie  sono consultabili sul sito oecd.stat.

(Settembre 19)

 

• Previsioni -  La valenza delle serie temporali nelle strategie di investimento

Tra le metodologie di economia applicata vi e' il Business Forecasting, una branca della statistica applicata con oggetto le serie cosiddette temporali che ottiene stabilire previsioni guardando solo all'andamento delle serie di dati di talune variabili, esempio, prezzi o produzione.  Nell'essenza, si rivela che questa analisi di serie temporali e' scienza non semplicissima caratterizzata da problemi  di  autocorrelazione  tra una variabile ed il suo valore detto ritardato.  Ad esempio, se

X = c + a( X-1) + bt

che e' una tipica equazione di forecasting, dove X-1 e' il valore ritardato di passo1 di una variabile e t e' il tempo. Questa equazione puo' fornire risultati abbastanza inesatti.  Un problema che si puo' risolvere con trasformazioni, ad esempio per differenziazione, del tipo. 

X-1 =  X-2 + varX

dove varX e' la variazione della variabile X tra due periodi; -2 rappresenta il ritardo di passo2 della stessa.

  Ammesso ora che si vada a fare una previsione utilizzando una simile  tecnica,  legittimo e' chiedersi quanto vale ai fini di una previsione presa "da sola"?  Si ritiene che tale previsione non possa contare  che il  15/20% sulla  previsione finale, sia  che essa sia di utili societari, vendite di una societa' o prezzo del titolo. Il rimanente dovra' necessariamente tenere presente   modelli di tipo strutturale di causa - effetto economico.

 

• La guerra commerciale tra gli USA e i paesi OCSE impatta i conti nazionali delle singole economie. In questo breve paragrafo si spiegano alcune implicazioni economiche stimando gli effetti sulle singole economie.

La politica dei dazi iniziata dagli USA vuole far fronte all'alto deficit commerciale, datato decenni, che impatta la bilancia dei pagamenti. Il dazio e' una tassa sulle importazioni, che si puo' indicare t%, che ottiene l'effetto di ridurre le importazioni e favorire i mercati di beni domestici. Dall'altra ottiene di sollecitare una equivalente misura della nazione opposta. Se (X-IM) e' il saldo della bilancia commerciale e b% e' l'effetto di un dazio t% applicato sulle importazioni di entrambi paesi o gruppi di paesi, assumendo gli effetti eguali su import e export, si avra' a un effetto - b%IM sulle importazioni e uno - b%X sugli esportazioni dovuto al dazio opposto. Il dazio impatta quindi entrambi i flussi monetari.

L'effetto netto diventa  -b% (X – IM) che si traduce in una riduzione del deficit commerciale se uno stato e' in deficit, oppure in una riduzione del surplus se lo stato e' in surplus. Per cui nel caso degli USA risultera' un netto beneficio essendo gli USA con una bilancia commerciale negativa. Per cui il flusso di domanda dei cittadini USA verso un ritorno ai propri prodotti sara' teoricamente, compensato solo in parte del ridotto acquisto di stranieri dovuto dai controdazi.

Per quanto riguarda le nazioni in commercio con gli USA, l'effetto sara' molto minore essendo la guerra commerciale limitata solo agli USA e non verso tutti gli altri paesi. Ad esempio in Italia le esportazioni verso gli USA sono circa il 10% del totale.

Per gli USA tuttavia potrebbe andare diversamente per quelle importazioni costituite da aziende USA che si fanno produrre i prodotti all'estero. Per queste importazioni, il dazio sara' inefficace che risultera' plausibilmente in un aumento dei prezzi di quei prodotti o in una riduzione di utili per quelle aziende per cui è piu' difficile fare previsioni. Questo fattore ha portato scetticismo verso questa politica e solo i mercati potranno rivelare se e' cosi' o meno. Le stime degli economisti intanto già parlano di rallentamento di crescita per gli USA.

Per quanto riguarda l'Italia, essendo la bilancia commerciale positiva con gli USA. si prevede un effetto netto negativo, con riduzione in termini assoluti dell'export netto da verificare alle statistiche. Ad un rapido calcolo, una riduzione del 10% delle esportazioni nette con gli USA dovuto ai dazi sui beni europei, avrebbe un impatto del  0,15 /0,2 % circa sul PIL una tantum prima di effetto moltiplicatore.  

 

• Italia - RItardo italiano

E' ormai consuetudine leggere nei rapporti degli istituti di previsione economica un ritardo crescita ormai consuetudinario dell'Italia rispetto ai paesi OCSE.  Si puo'  ipotizzare, tra le cause, il ruolo della pausa agostina in Italia. Una usanza - la pausa feriale - che causa una paralisi della produzione e costa uno svantaggio competitivo rispetto ai meno vacanzieri partner europei ed anglosassoni. Un effetto che  ovviamente si riversa anche sui corsi azionari.

( fonte dati: Eurostat)