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CENTRO STUDI ECONOMICO E DI MERCATI AZIONARI  PER INVESTITORI E OPERATORI FINANZIARI

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Servizi  Centro Studi Borsa

 

- Indici di borsa - Gestire investimenti richiede affidarsi ai migliori. Un  servizio informativo   diretto a investitori privati e risparmiatori 

 

• Rapporti e studi

 

- Studi previsionali settoriali e  aziendali - Valutazioni di aziende per acquirenti e venditori.   

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dati aggiornati al 20-3-20

 

(nota: i prezzi azionari sono in blu - dividendi in giallo)

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Le liste di portafoglio   sono gestioni replicabili per mezzo di notiziari informativi e non sono strumenti finanziari e non richiedono   deposito di soldi in conto investimenti. I grafici e tabelle riportano le prestazioni ottenibili da un utente che replica gli indici in base ai rapporti che riceve in abbonamento con istruzioni di compravendite ogni 10 giorni.

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    Commentario Borsa Italiana al 20.3.20

    La situazione relativa alle incertezze per una possibile diffusione del contagio in Italia risulta in un indice che si conferma  sotto le attese  assestandosi a 15.767 ( ore 11 circa)  per un calo   complessivo dal 20-2 inizio della crisi,  di circa il 38%. Le cause risiedono principalmente nelle  misure di prevenzione salute sul commercio e produzione, adottate ormai per decreto  dal governo e enti locali. Vi saranno impatti su tutti i settori economici (eccetto servizi essenziali). Uno stato che potrebbe durare qualche mese.  L'impatto sul PIL della crisi in atto  si stima  per il 2020 ormai  del -8% in Italia e del -4% nell'area EU.  La previsione  crescita  vendite societa' quotate  è  del -8% con   utili tra 0 e 3%, in ribasso di 4 punti rispetto alla  previsione precedente la crisi ( 4-6%.).La situazione di incertezza senz'altro perdurera' fino alla pubblicazione dei dati societari del  1o trim. 20 che potra' dare indicazione più precisa dell'impatto sui conti societari.

    nota: Le proiezioni, se indicate,  mostrano  uno scenario possibile, in assenza di fatti imprevisti, secondo quanto l'indice ha mostrato nei mesi precedenti.

    (elaborazioni studioeconomia)

    Prossimo rapporto :31-3-20      -           vai a archivio -->

    Indici e rendimenti 

    L'indice generale di borsa indica una prestazione volatile nel  medio-lungo periodo.  Ne consegue, che per chi vuole mantenere un portafoglio italiano, necessariamente si consiglia  ricorrere a  strumenti finanziari. Un investimento in un fondo anche fa, purche' sia selezionato con competenza: Esiste  l' indice di borsa, uno strumento  che presenta ottime convenienze sia nei costi (sotto 150 euro mensili)  che nella piena  disponibilita'  dei propri investimenti, nella semplicita' operativa   e che puo' offire  maggiori prospettive di crescita di valore azionario della media generale.

     Cliccare per ingrandire. (elaborazioni studioeconomia su dati ufficiali societa')

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    Area euro

    Altre borse

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    I tassi italiani sono decisamente sopra le media europea ma  lo spread decresce. 

    (Elaborazioni studioeconomia su proiezioni  dati OECD)

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    Settore immobiliare - prezzi e locazioni
    Rendimenti immobiliari

    (elaborazioni e proiezioni  studioeconomia - cliccare per ingrandire)

    Le quotazioni immobiliari per  il 2018  registrano  una flessione dello 0,4% un linea con le previsioni facendo lievemente meglio per circa lo 0,33%.  La situazione di staticita' del mercato immobiliare dipende molto sia dalla tassazione sulla casa che dalla stabilita' degli affitti. Questi ultimi di fatto mostrano crescita minima a livello nazionale del 0,2% che si prevede proseguire nel biennio a venire per  una ripresa sotto le attese.  

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    CAMBI EURO

    nota: Le proiezioni indicano  uno scenario possibile, in assenza di fatti imprevisti, secondo quanto gli indici  hanno mostrato nei mesi precedenti.

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    di Andrea Carola

    • Gestioni patrimoniali: flusso di denaro o flusso di competenze?

    Una gestione azionaria oggi è regolata dalle leggi ed è impostata secondo criteri dettati dalle legislazioni sul risparmio gestito, principalmente adottate via Europa Unita secondo direttive in leggi nazionali. Originariamente infatti questa attivita' era terreno, e lo e' ancora, delle banche di affari o banche di investimento. La banca di investimento, rispetto alla banca di deposito ordinaria, si dota di un capitale di rischio azionario distinguendosi dal capitale di risparmio delle banche di deposito. Denaro di azionisti che viene investito in azioni nei mercati finanziari e non. Con l'evolversi dei mercati finanziari, in particolare nella normativa, trasparenza, rendicontazione, quotazioni in tempo reale e informatica applicata, l'investimento in azioni e' diventato oggetto di leggi specifiche. Sono cosi' nati i fondi di investimento. In Italia sono diventati legge nel 1983. Il fondo di investimento e' un ente privato detto organismo che raccoglie risparmio e investe in mercati azionari o monetari. In questa innovazione, si e' sacrificato un aspetto del rapporto tra risparmiatore e gestore, e cioe' il risparmiatore non e' azionista del fondo ma è solo titolare del diritto di una quota del valore patrimoniale netto del fondo mentre delega, su mandato, la gestione del denaro all'organismo fondo il quale opera per mezzo di manager specializzati.

    Esistono due tipi di fondi in essere. Vi sono i fondi comuni per cui I sottoscrittori acquistano, un diritto patrimoniale su una quota del valore netto di bilancio del fondo che viene calcolato dagli organismi su base giornaliera in base ai prezzi di mercato dei titoli in portafoglio.

    Vi sono I fondi cosiddetti chiusi o a capitale variabile, che sono delle societa' a se stanti nelle quali i risparmiatori sono invece titolari di una quota del fondo, e quindi con sovranita' sul denaro investito; questi fondi sono o quotati o a sottoscrizione.

    I fondi comuni sono soggetti a tariffe da parte dei gestori che variano, con costi costituiti da addebiti periodici a carico dei titolari e da costi che vengono detratti dal valore netto; esistono costi di ingresso e di uscita dal fondo. La commissione puo risultare in un costo annuale tra il 2 ed il 5 o 6%. Un aspetto del fondo comune è che anche se con i diritti patrimoniali, i sottoscrittori non contano nelle decisioni anche quando i fondi acquistano quasi partecipazioni di controllo in societa' quotate. Si puo' osservare che se la cosa puo' essere marginale per un individuo titolare di una quota di fondo, non lo e' per chi amministra i fondi che puo' decidere, senza rendere conto ai titolari delle quote, nelle aziende partecipate; un fatto che porta piu' vento in poppa a questi strumenti di quanto farebbe il semplice interesse del risparmiatore.  La stessa cosa non vale e non avviene per i fondi a capitale variabile dove il management deve rendere conto agli azionisti. In questi fondi il capitale e' tutto azionario , non vi sono tariffe a carico dei detentori di quote di costi di gestione che sono costi della societa' e l'utile e' interamente di spettanza agli azionisti anche se non necessariamente è distribuito per intero. Se lo strumento è quotato, il titolare puo' vendere come una qualsiasi azione.

    A questi schemi esiste una strada alternativa che e' quella di trasferire piuttosto che il denaro verso i gestori, la conoscenza tecnica dai professionisti agli utenti, lasciando a quest'ultimi la materiale gestione per mezzo degli intermediari di borsa secondo linee guida imposte da team di analisti. Questo processo presenta delle semplificazioni:  riduzione dei costi unitari all'aumentare del capitale, maggiore riservatezza,  minori responsabilita' (anche per gli analisti), minori rischi di abuso del rapporto fiduciario, minori costi di gestione e, a parita' di competenza finanziaria, maggiore sovranita' sul proprio denaro.    Gli svantaggi del rapporto linee guida sono che l'utente deve egli impartire gli ordini di acquisto e vendita all'intermediario  e i costi per investitori piu' piccoli possono essere piu' elevati della media.   Il fatto e' che questa strada tuttavia non e' molto percorsa.  Rapporti con linee guida agli investitori secondo criteri impostati per consentire la replica di gestioni, possono essere inviati periodicamente ai sottoscrittori eliminando la complessa macchina legale, fiduciaria e di rendicontazione costituita e connessa con il trasferimento dei soldi verso gestori. Il risultato gestionale, a parita' di competenza strategica, puo' essere di equivalente qualità. Nell'investimento azionario la parte grossa alla fine la fa la ricerca. Siffatto approccio risulta in una semplificata attivita' di controllo essendoci ovviamente meno ragione di garantire verso il pubblico la corretta e onesta gestione del denaro altrui che negli attuali organismi di gestione costa non pochi grattacapi alle authority. Considerando anche lo stato del sistema di giustizia caratterizzato da lunghi tempi e incertezze nei rimedi,  architetture operative piu' semplici come il trasferimento di competenze, possono risultare piu' auspicabili ed incontrare il favore degli utenti.Nell'insieme, il settore del risparmio gestito gioverebbe se si arrichisca la varieta' degli strumenti a disposizione per il pubblico nella direzione di promuovere un flusso di consulenze verso gl investitori/risparmiatori in formato di rapportistica standardizzato tale da fare il miglior uso possibile dello stato di know how della ricerca al minor costo possibile.

    (Febbraio 2020)

    •  Tasse sul reddito proporzionali progressive o regressive?

    Sull'onda della rivolta fiscale degli anni 80 negli USA, le aliquote di tassazione dei redditi di persone hanno avuto una forte riduzione attraverso tutti gli stati occidentali.con effetto per gli scaglioni piu' alti. Dal 60/70% dello scaglione massimo queste sono scese fino al 40%; si argomentava che ridurre le aliquote avrebbe causato una crescita dei redditi e, anche dovuto a minore evasione fiscale, una crescita del gettito all'erario. Il sistema si e' mosso cosi, superata una certa soglia di reddito, verso uno a aliquote costanti. Tipicamente i sistemi di tassazione dei redditi di persone sono costituiti oggi da 3 principali scaglioni, 20, 30 e 40 % con piccole differenze. Un risultato rispetto a quanto si vedeva negli anni 70. Oggi nei paesi OCSE, il record di tassazione sugli scaglioni di redditi spetta alla Svezia con il 57%. Sono alte ancora le aliquote in Finlandia, Danimarca, Austria , Olanda, Belgio oltre il 50%. In Italia sono il 42%. Francia , Germania e Inghilterra al 45%, negli USA sono al 37%. La abbastanza corretta impostazione su questi principi potrebbe essere in effetti una strada ancora intermedia dove si potrebbe argomentare che queste aliquote potrebbero anzi scendere oltre una certa soglia di reddito. Per cui sarebbe corretto parlare di aliquote fiscali a proporzionalità regressiva o discendente. Per spiegare cio' , bisogna ricorrere ai principi della concezione della tassa sul reddito e della utilita' marginale del denaro guadagnato. Secondo le leggi economiche, una persona, al crescere dei suoi guadagni da minor valore a incrementi del proprio reddito. 1 euro guadagnato da chi ha un reddito basso vale di piu in termini di beneficio di quanto lo stesso euro non faccia ad uno che guadagna il doppio o il triplo. In gergo, la curva della utilita' marginale del reddito decresce al salire del reddito. Agli inizi del XX secolo che veniva introdotta la tassa sul reddito, si argomentava che poiche' cio', una sterlina ( la tassa sul reddito veniva introdotta in Inghilterra) levata a un ricco creava piu' beneficio se veniva passata ai meno ricchi, perche' la utilita' o beneficio per la collettività da questa redistribuzione aumentava. Il principio dei marginalisti neoclassici era anche ispirato con un fine ma veniva applicato in modo non corretto e forse anche non sincerissimo nel loro proposito. A fronte di questi principi si possono fare delle considerazioni:

    la prima è che ad aumentare la utilita' complessiva per una società nel suo insieme e' sufficiente la proporzionalita' semplice e non c'e' necessita' di un proporzionalità progressiva. Uno che guadagna 1000 e paga 40% di tasse, paga 400 al fisco. Uno che guadagna 100 ne paga 40. Quei 360 vanno a livellare i redditi per cui l'effetto ridistributivo sotto la proporzionalita' non e' mai in discussione.

    Seconda considerazione e' che lo stato, anche se deve fare redistribuzione, si deve prefissare anche di aumentare la ricchezza complessiva, ovvero la produzione nazionale. Sotto questa prospettiva, necessariamente per mantenere il ricco piu' al lavoro e farlo produrre, e cosi' fargli impiegare i suoi capitali, poiche' il disincentivo che egli ha a lavorare oltre una certa soglia di guadagni, e' bene che la proporzionalità fiscale diminuisca per tenerlo invogliato al lavoro. Tolte le agevolazioni per i redditi piu' bassi fino ad un soglia media che sono irrinunciabili, il principio di utilita' paretiano suggerirebbe invece che le aliquote dovrebbero iniziare a scendere. Per cui non errato che chi guadagna 100.000 euro e paga 40.000 di tasse, i successivi 100.000 pagherebbe una aliquota al 35% e perche' no, per i successivi al 30%. Tanto ormai le tasse in piu da ridistribuire, come detto , le paga.

    In ultimo, Il fine della tassazione è cercare di tassare in misura dell'uso che uno fa del bene pubblico.; il principio che serva a punire il guadagno e' del tutto inesatto. Una concezione che si origina in principi etici di stampo canonico che non dovrebbe farsi strada nelle leggi. Sulla ricchezza esistono le tasse sulla proprieta', sulle auto, sulle rendite. Le tasse sul reddito progressive si pagano principalmente per garantire ai contribuenti con i redditi piu' bassi delle agevolazioni e non per tassare i piu' ricchi di piu' per principio sociale.

    La verita' e' che per questi 3 motivi, se lo stato si pone il fine di guardare al benessere collettivo, sarà' corretto adotti una proporzionalità decrescente superata una certa soglia, anche, perche' no, stabilendo un massimo di tassa per cittadino per redditi oltre il quale  si paga nulla.

    ( Febbraio 2020)

    Un governo allarmista porta la nazione alla recessione economica

    Questo governo con la motivazione di dovere prevenire contagi, chiude principali diritti alla gente, finanche a camminare per strada, sbocchi economici e produttivi. Con scienza antieconomica, dice: fabbriche, si potete produrre, pero' i negozi ( dove si origina molta domanda di beni), devono essere chiusi, perchè la gente si aliterebbe addosso i germi l'un l'altro, gettando così le premesse di una crisi economica evitabile. La verità è che questi governi tecnici non sono molto legali di per se.  L'attuale presidente e' poi un avvocato, professione avvezza a convivere con cittadini " a casa" ( i cittadini non possono interloquire nei tribunali con i giudici direttamente se non per mezzo appunto di un avvocato, norma feudale che è causa di nota insoddisfazione nel settore giustizia). Queste misure adottate dal governo come se si dovesse derattizzare una casa,  si prevede producano effetti piu' gravi di quelli che vuole prevenire.

    Sotto il profilo del rischio da arginare, non si è proprio ancora in una fase per cui si giustifica tale allarme. Il governo avrebbe potuto minimizzare l'allarme fino al raggiungimento di un punto di stasi dei contagi esistenti, cioe'  di quelli già malati quando si è avuta la prima notizia dell'infezione e quindi poter individuare effettivamente il tasso di contagio che e' quello che conta prima di dare l'allarme. E' molto improbabile che la malattia abbia iniziato a contagiare quando si è avuto conoscenza dei primi casi. La malattia è in giro e si convive da anni e queste cifre iniziali non sono sufficienti per concludere un allarme. In Cina ad esempio, il tasso di contagio dopo il periodo iniziale, risulta abbastanza basso; la prevenzione potrebbe richiedere ordinarie misure senza impattare il ciclo produttivo.

    Secondo stime, la domanda di beni sotto questo regime di emergenza, rimanendo chiusi trasporti, bar, cinema, locali pubblici, congressi e convegni, e quindi ogni attivita' commerciale salvo prima necessità, con obbligo di verifica di identita' e autocertificazione alla gente al solo camminare per strada, potrebbe, su base mensile, causare un calo del PIL del 50% almeno. Un solo mese potrebbe causare un impatto , prima di effetto moltiplicatore, del 4,1% su base annua. Considerando che le aziende incassando meno, riducono le spese, ad esempio di investimento, tagliano i piani di occupazione, di acquisto di materie prime per cui il calo di attivita' potrebbe arrivare al 6 / 10% almeno su base annua. Due mesi di tale situazione comporta doppia recessione. Si può ipotizzare, dopo queste misure in atto,  per l' Italia un calo del pil del 10 % per il 2020.  ( marzo 20)

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